L’ottagono — Dove l’acqua riflette il cielo
L’Ottagono richiama l’ottavo giorno, la Resurrezione. Le tre canne che versano acqua rimandano alla Trinità; la vite: “Io sono la vite, voi i tralci” (Gv 15). La foglia d’oro è segno di misericordia: qui si accoglie, non si giudica.
La Fontana della Trinità introduce all’ingresso della cappella, dedicata anch’essa alla Trinità. La forma ottagonale della base richiama l’ottavo giorno, simbolo della risurrezione e della nuova creazione, mentre la vite al centro ricorda un passo del Vangelo di Giovanni: “Io sono la vite, voi i tralci” (Gv 15,5).
Le tre canne dalle quali l’acqua sgorga continuamente rappresentano anch’esse la Trinità, e al tempo stesso rievocano il fonte battesimale, spesso posto all’esterno delle chiese antiche. Accanto, una foglia d’oro simboleggia la misericordia e il perdono, a indicare che questo è un luogo che accoglie, non giudica, ma apre un cammino condiviso.


Il Bar Didattico – Dalla strada al caffè
Un’aula, il Bar didattico, dove gli studenti imparano il lavoro attraverso l’esperienza pratica. Le sponde di un camion diventano bancone, botti si fanno tavoli, secchi rinati diventano lampade. Tutto è recupero che diventa accoglienza, la possibilità di una nuova occasione: anche i quadri dei dolci dipinti dagli studenti e un docente – piccoli gesti di bellezza – dicono “ci sono”. Sedie dorate dove riposarsi e guardare dalle ampie vetrate il cambio delle stagioni. Qui è nato il pane quotidiano riscoperto durante il Covid e che ha dato il via alla storia de Il Pane di Sandro: dalle necessità nascono strade nuove, condivise.
Il bar didattico è un esempio di riuso creativo di oggetti per l’educazione e l’accoglienza. Ogni elemento presente nel locale possiede una storia e un significato, ma soprattutto ha ottenuto nuova vita: sponde di un vecchio camion trasformate in un bancone, tavoli realizzati con botti da vinificazione, un divano costruito con bidoni schiacciati realizzato da un artista africano. Questi sono solo alcuni degli esempi di restauro di oggetti e materiali che, altrimenti, sarebbero andati perduti.
In Cometa nulla si butta, ma tutto si ricicla e si trasforma. Persino nel bagno incontriamo pezzi di recupero: il lavandino è una tinozza dove venivano tinte le prove di colore, la cornice dello specchio è stata realizzata con barili di recupero, il portasapone è invece un vecchio scolapasta.
Le sedie dorate sono un dono e simboleggiano la dignità di ognuno: il colore oro rende ogni sedia un trono su cui ci si può riposare quando si è stanchi, in uno spazio pensato per accogliere e valorizzare ogni persona.
I disegni dei dolci appesi alle pareti, realizzati da una professoressa d’arte insieme agli studenti, sono parte del progetto educativo. L’invito è a godere delle piccole cose: gustare qualcosa di buono e fatto con amore fa stare bene.
Tutte le vetrate del Bar didattico rappresentano la possibilità di guardare oltre, di contemplare il rito delle stagioni, di apprezzare la bellezza del verde, del glicine che a maggio fiorisce in una bellezza sorprendente.
Ma questa sala è estremamente importante perché pensata per essere un’aula didattica: qui gli studenti del corso di Ristorazione – Sala Bar svolgono alcune delle loro attività di formazione, lavorando dietro al bancone, servendo ed imparando a stare a contatto con la clientela. Così, possono imparare attraverso l’esperienza.



La Cappella – Tra terra e cielo
La cappella è dedicata alla Trinità: altare, tabernacolo, ambone e acquasantiera sono ricavati dalle briccole del lago. Le vetrate aprono alla bellezza del creato, cielo e terra; all’ingresso si ricorda l’Angelus. Le reliquie dei Santi Martin e di Santa Teresa di Lisieux raccontano una storia di doni e provvidenza continua, come anche le reliquie di San Carlo Acutis donate dalla mamma.
La cappella, dedicata alla Trinità, è il cuore di Cometa. Sebbene non inizialmente prevista, fu fortemente voluta dall’Amici di Cometa Ente Filantropico per completare il borgo e configurarlo come una “città nella città”. La realizzazione e tutti gli ornamenti presenti sono frutto di numerose donazioni: briccole, reliquie, opere d’arte, altare, ambone, arredi sono frutto di incontri, generosità e opere di recupero realizzate della Contrada degli Artigiani:
- La Madonna è stata donata da un convento di Ferrara e restaurata.
- La porta d’ingresso mostra un’opera iconografica che raffigura l’Angelus.
- La base dell’altare, il tabernacolo, l’ambone e la colonna dell’acquasantiera sono stati realizzati con le briccole del lago di Como, pali in legno precedentemente usati per ormeggiare le barche e poi dismessi.
- La lastra dell’altare proviene dalla cava di Moltrasio: un pezzo arrivato “per caso”, ma perfettamente coerente con il progetto.
A queste opere di restauro si aggiungono alcune opere d’arte:
- Una via crucis realizzata dalla pittrice milanese Laura Mazzotto, in seguito ad un’esperienza di conversione.
- Una raffigurazione di Maria Maddalena, dipinta e donata da Lara Leonardi, utilizzando e dando nuova forma al suo vestito più caro, a seguito di una conversione.
- Un gruppo di sculture che raffigura dei musicisti, simbolo di gioia e lode.
- Un triangolo antico con l’occhio di Dio e una composizione di fregi bronzei e angeli scolpiti.
Una ulteriore e particolare caratteristica della cappella è la posizione dell’altare davanti a grandi vetrate. Voluta per aprire alla bellezza del creato, del cielo e della terra. Un richiamo a vedere ciò che abbiamo di fronte, a contemplare la natura.
La cappella custodisce anche alcune reliquie, come quelle di Santa Teresa di Lisieux e dei suoi genitori i coniugi Martin, oltre che alcune opere a loro dedicate, ed una reliquia di San Carlo Acutis, donata dalla madre: testimonianze di doni e provvidenza continua.
Ogni angolo di questa chiesa racconta una storia di dono, di fede vissuta e condivisa. Nulla è stato costruito solo con progetti e calcoli, ma con mani, cuori e incontri.



La Briccola – L’attracco dell’arca
La briccola donata dalla Navigazione Laghi, diventa l’attracco dell’“Arca” su cui salire liberamente. Significa salvezza, viaggio, accoglienza: un posto sicuro che non trattiene ma rilancia, ancorato alla riva e aperto all’orizzonte.
La briccola, simbolo di legame col territorio, è un palo in legno utilizzato tradizionalmente nel Lago di Como per ormeggiare le barche. Col tempo, l’erosione data dall’acqua del lago crea dei danni irreparabili e rende necessaria la dismissione dei tronchi.
Alcune delle briccole dismesse sono state donate a Cometa dalla Navigazione Laghi per essere utilizzate come legna di recupero in Contrada degli Artigiani.
Tuttavia, si è deciso di dare nuova dignità e splendore a questi strumenti, realizzando alcuni elementi presenti nella cappella e posizionandone una fuori dal ristorante didattico: un segno tangibile del desiderio di dare nuova vita ad oggetti, anche inconsueti, che caratterizzano il territorio comasco.
Ricordando la sua antica funzione, la briccola regge la scuola di Cometa: un’arca sulla quale ciascuno può salire e scendere liberamente, ascoltando i desideri del proprio cuore. La metafora è rafforzata dalla struttura architettonica dell’edificio che, nel suo disegno, ricorda un’imbarcazione con la prua che punta sul campo sportivo.
L’”Arca” accoglie chiunque: è un posto sicuro che non trattiene ma rilancia, ancorato alla riva e aperto all’orizzonte.



Incontrarsi (Bookcrossing) – Condividere la cultura
Una casetta costruita dagli studenti del legno insieme agli artigiani, per scambiarsi libri: storie che passano di mano in mano, una cultura che fa quartiere e lega alla città. Un gesto semplice che invita a fermarsi, lasciare, prendere, incontrare. (Progetto IncontrArti, 2024.)
Simbolo di incontro tra persone per lo scambio di libri – ma anche di storie e culture diverse – le casette di bookcrossing sono state realizzate da una classe del corso di Falegnameria e Progettazione d’Interni nell’ambito del progetto IncontrArti. Pensate come delle piccole stazioni nelle quali lasciare i propri libri, disponibili per l’intera comunità, hanno richiesto la creatività di alunni e artigiani.
Ogni alunno ha realizzato un proprio progetto e contribuito con le proprie idee, dando il via alla realizzazione delle casette insieme ai docenti: il tetto delle casette è stato così costruito con botti di rovere del vino, la base invece con doghe di rovere intrecciate a ottagono e incastrate l’una nell’altra.
La casettina vera e propria, spazio dove inserire i libri, è stata realizzata con due antine di rovere a massello.
I ragazzi hanno quindi imparato a fare le giunzioni a incastro, a posizionare le cerniere, a tagliare il legno massello: una reale occasione didattica per imparare dal “fare”.
Oggi le casette sono disseminate in vari punti della città e accessibili a chiunque. Le casette vogliono lanciare un messaggio di cultura che fa quartiere e lega alla città. Un gesto semplice che invita a fermarsi, lasciare, prendere, incontrare.
Scopri dove si trovano tutte le casette: Lake Como Poetry Way – Sentiero dei Sogni



Cartigli – Il punto fermo dell’origine
Più che frasi sono testimonianze scritte che hanno segnato passaggi decisivi e sono diventate cartigli permanenti. Non riempiono spazi: educano perché accendono domande e generano cammino, indicano un’origine da cui ripartire ogni giorno.
I cartigli, frasi significative appese alle pareti di tutta la scuola, sono testimonianze scritte durante momenti e riflessioni intense vissute assieme a don Luigi Giussani. Creati per una mostra su Cometa, sono stati poi trasferiti a scuola: non per riempire uno spazio, ma perché possano educare accendendo domande e generando un cammino.
Ogni cartiglio è un invito alla consapevolezza, alla responsabilità educativa. Oggi fanno parte di un percorso che viene ripreso nelle ore di etica, per accompagnare i ragazzi alla scoperta del significato profondo di ciò che li circonda.
In particolare, il cartiglio “L’avventura della vita è la passione per ogni uomo”, posto all’ingresso della Scuola, è stato collocato il giorno della sua inaugurazione nel 2009 un invito a guardare ogni uomo con un criterio completamente diverso: ogni uomo è unico e irripetibile.


I volti di ferro – Passione per ogni uomo
“L’avventura della vita è la passione per ogni uomo”: quello che ci muove e per cui è nata la scuola, la passione per la singola persona. Persone, volti unici, ricostruiti dall’artista toscano Cazzaniga con materiali di scarto e ferro.
“L’avventura della vita è la passione per ogni uomo”, questa frase dice quello che ci muove e per cui è nata la scuola, la passione per la singola persona. Così come raccontano i volti realizzati dall’artista toscano Cazzaniga che con pezzi di ferro riciclati ricostruisce i volti unici di queste persone.
L’artista ha fatto del suo lavoro un tentativo per il recupero di materiali di scarto e convertirli in opere d’arte, dando così un nuovo scopo e valore a quello che sembrava destinato alla nullità.


Nel solco. Per abitare la bellezza – Tradizione viva, segni che restano
Manifesti realizzati da Paolo Cabrini, incisore tipografo, usando tecniche antiche di stampa. “Per abitare la bellezza” nasce come appunto: l’incontro tra arte e design in occasione del Salone Satellite di Milano dice che la bellezza è vita, tra tradizione, innovazione e “arte del fare”.
Nel primo manifesto viene raffigurata una mano che traccia un solco, un segno della Sua presenza.
Il secondo manifesto nasce da un appunto durante un dialogo con Erasmo Figini. Paolo rimase colpito dalla frase “per abitare la bellezza”. Decise di appuntarla, di getto, su un pezzo di carta, incidendola poi su una lastra, così come l’aveva scritta scegliendo di non cambiare il carattere della scritta, non cercando in alcun modo di abbellirla, voleva che risuonasse la carica evocativa di quelle parole: quella di una bellezza che è vita, tra tradizione, innovazione e “arte del fare”.
La targa in legno sopra ai manifesti riprende una frase di Sant’Agostino: “Dove c’è la verità, lì è Dio”.

La proposta – Ti guardo per quello che sei
La mano rappresenta una promessa: sei preso sul serio. Un’opera di un artista francese realizzata con le biro sui manifesti pubblicitari strappati in giro per Parigi. L’installazione con il Gorilla , dove la forza dell’istinto dialoga con la citazione di Dante: libertà è scegliere “virtute e canoscenza”. La parete di legni di recupero racconta una storia di rinascita.
All’interno dell’atrio della scuola è presente un’opera di Xavier Spatafora, artista francese che realizza tele con pezzi di manifesti strappati dai cartelloni pubblicitari delle strade parigine. Sopra quella carta di recupero, con una biro, disegna principalmente visi di animali. L’opera esposta nella scuola è invece la prima raffigurante una mano: una promessa ad essere presi sul serio, ascoltati e accolti. L’opera poggia su una parete rivestita di legno di recupero, ottenuto da vecchi bancali che sono stati inchiodati l’uno all’altro, per rinascere in una nuova collocazione.
Sotto l’opera di Spatafora è posta una frase tratta dal canto XXVI dell’Inferno della Divina Commedia: “Fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute e canoscenza”
Una citazione che contrappone l’educazione e la conoscenza alla brutalità e alla forza dell’istinto, rappresentate dal gorilla, altro oggetto di riciclo a cui è stata data nuova vita e significato. Il bruto, infatti, mostra la sua forza piegando la colonna di ferro che regge nella mano.
Questa contrapposizione è un invito a perseguire la bellezza e la curiosità della conoscenza, lasciandosi alle spalle la brutalità dell’ignoranza.
Xavier Spatafora è un’artista francese nato nel 1973 a Nouméa, che vive e lavora ad Avignone. Svolge una ricerca artistica basata sul tempo, la sovrapposizione, l’erosione e le tracce lasciate dallo scorrere del tempo. Le sue opere tendono ad avere un taglio poetico e riflessivo. Una delle sue tecniche distintive consiste nel lavorare su manifesti strappati in strati successivi; sul retro, dove sono visibili vestigia del muro, utilizza la penna nera per disegnare forme come animali in pericolo, mani, elementi naturali.

Lampada “Pier” – Design materico
Da sassi raccolti nasce luce: ciò che pare inerte diventa calore e bellezza. Idea nata osservando composizioni di ciottoli al mare e sviluppata dagli studenti come commessa per Salone Satellite 2025: si impara facendo insieme.
La lampada “Pier”, realizzata con dei caratteristici sassi bianchi, rappresenta la luce che nasce dalla materia grezza: i sassi, in apparenza freddi, diventano fonte di bellezza e calore. È una metafora del potenziale che può emergere anche da ciò che sembra inerte.
L’idea di realizzare questa lampada è nata osservando una composizione di ciottoli sovrapposti in una spiaggia del nord della Francia. Uno spunto, preso dallo stupore per la creatività dell’uomo in connessione con la natura, che ha dato il via alla realizzazione di un oggetto di design realizzato dagli studenti e presentato al Salone Satellite 2025.

Artigianato è design – Installazione al Salone Satellite
Le installazioni presenti nell’atrio della scuola sono state realizzate dagli studenti, ed esposte al Salone Satellite di Milano. Oggetti che non sono solo articoli di arredamento, ma esperienze educative che mettono al centro l’attenzione, la cura, la manualità e l’intelligenza creativa dei ragazzi
Gli studenti e le studentesse della Scuola Oliver Twist di Cometa sono stati al Salone Satellite 2025 all’interno del Salone del Mobile di Milano. Un’occasione unica per entrare in contatto con le realtà di settore e per riflettere sul legame tra artigianato e design, in uno sguardo capace di reinterpretare l’artigianato e la tradizione in una prospettiva innovativa.
L’iniziativa si ispira al manifesto dello scorso anno, dal titolo “Abitare la bellezza” e sviluppato assieme a Fondazione Cologni dei Mestieri d’Arte, all’Institut des Savoir-Faire Français e da Mobilier National, per promuovere il know-how artigianale e di design, sottolineando l’importanza del “saper fare” e di coniugare le radici del passato con le sfide del presente.
Grazie proprio alla collaborazione con studenti di alcune scuole francesi, gli alunni hanno potuto arricchire il loro bagaglio di conoscenze, con uno scambio di tecniche e metodi differenti. I manufatti da loro realizzati raccontano un’idea di design esaltata dal lavoro artigiano, mettendo anche in risalto le loro capacità creative e realizzative.
Gli oggetti che troverete esposti sono il risultato di questo percorso di sperimentazione e contaminazione di tecniche con le scuole francesi. La materia prende così forma, attraverso le mani, per trasformarsi in un prodotto di design.
Il progetto è nato dalla provocazione di smontare delle botti di vino e ricavarne elementi di arredo. Riutilizzando il legno delle barrique e il ferro dei cerchi in un modo originale si è arrivati alla trasformazione di questi materiali in pezzi unici e sostenibili.
La collaborazione tra Italia e Francia mira a creare una rete di eccellenza capace di formare una nuova generazione di artigiani-designer, con l’obiettivo di unire tradizione, tecnologia e sostenibilità in un percorso educativo internazionale che apra nuove prospettive professionali a giovani studenti. Infatti, come affermato dal preside della scuola Oliver Twist di Cometa Giovanni Figini: “Il futuro dell’artigianato risiede nella capacità di innovare senza perdere il legame con le radici culturali e artistiche”.



Pinocchio – Essere padre ed essere figlio
Un percorso sulla paternità: la relazione che genera, corregge, perdona. La scultura di Pinocchio testimonia che la forma nasce dentro un legame che chiama la libertà: accettare di essere figlio, la responsabilità di essere padre.
L’educazione a Cometa nasce dalla consapevolezza che ogni persona è unica e irripetibile. Questo sguardo cambia il modo in cui ci si relaziona ai ragazzi, alla famiglia e al mondo.
Il soggetto educativo è proprio la famiglia, rappresentata anche nello stemma di Cometa. Cometa nasce da un’esperienza di affido, da un estraneo che viene accolto e amato come un figlio naturale, Una famiglia “anomala”, come la Sacra Famiglia: un padre che non è il padre biologico, una madre vergine, e un figlio che è il Figlio di Dio.
Le installazioni raffiguranti Pinocchio rappresentano il tema della famiglia e della paternità, l’essere padre e l’essere figlio, un argomento affrontato dal filosofo Silvano Petrosino assieme ad alcune classi della scuola. La scoperta del rapporto padre e figlio, famiglia e unicità, sottolineando come le fiabe non siano finzione, ma uno strumento per leggere l’esperienza con tutte le sue contraddizioni. La riflessione ha portato a galla le contraddizioni del vivere, le domande profonde che animano la nostra società: dall’accettazione di essere figlio alla responsabilità di essere padre.



Comunione – Parola, direzione, radici
Un cartiglio come parola che guida, un timone reale che orienta: “solo la comunione tiene desta la verità in ogni azione”. A fianco un tavolo di radici che sostiene. Memoria e appartenenza diventano la strada di un cammino insieme.
Il timone che orienta – recuperato da una vecchia imbarcazione – è accompagnato da un cartiglio che guida: “È solo la comunione che tiene desto lo scopo nelle decisioni”
Il timone si lega simbolicamente alla briccola, all’arca, ma anche alla figura di chi guida la scuola, colui che ha il compito di guidare la nave. Una nave può trovarsi ad affrontare mari agitati o in tempesta: per questo è fondamentale che chi ne ha la responsabilità sappia condurla con saggezza, tenendo rotta e direzione nel modo migliore possibile, ritrovando sempre l’origine da cui tutto è partito.
Al suo fianco un tavolo di radici progettato e creato in occasione dell’Expo 2015. Agli studenti della scuola era stato chiesto di realizzare un oggetto di design. Grazie a dei materiali di riciclo, come una piastra d’acciaio che è diventata le “radici” dell’albero o delle botti di rovere che sono state tagliate in maniera similare a degli Shangai per creare una decorazione, è nato questo tavolo: rimanere con le radici affondate nel terreno e costruire innovazione.


Sedie rosse – Assenza e presenza
Sedie legate creano un segno che muove il torpore e l’abitudine e invita a cambiare sguardo. Una fila di sedie rosse salgono verso l’alto, cambiando di significato. Realizzate al laser sulla base di vecchi modelli degli anni trenta.
Realizzate per il Salone Satellite di Milano, le piccole sedie rosse che scendono dalla tromba delle scale della scuola muovono il torpore e l’abitudine invitando a cambiare sguardo.
Qualche anno fa, una signora donò alla scuola alcuni oggetti di legno ritrovati nel suo solaio, probabilmente realizzati a cavallo tra gli anni ‘20 e ’30. Tra queste, erano presenti alcune miniature di armadi, tavoli e delle piccole seggioline. Prendendo spunto da questi modellini, la Contrada degli Artigiani ha realizzato una serie di sedie in miniatura ricontestualizzandone l’uso. Non più pensate come “sedute”, ma come pomoli per appendere oggetti.
Attraverso l’uso della macchina per il taglio laser, gli artigiani hanno prodotto una serie di pomoli che sono stati usati al Salone Satellite per appendere alcuni foulard realizzati dagli studenti e dalle studentesse del corso di Design del tessile.



Aula Magna – Costruire insieme
Un tavolo “specchiato”, disegnato da un allievo. Componibile, prende forme a seconda del luogo dove deve stare. Un cerchio e due rettangoli, un sistema flessibile e modulare. I sottopiatti dalle città italiane all’icona femminile di Chanel. In Aula Magna vivono opere-dono: “L’ultimo eroe”, del pittore uzbeko Camolgion Babaev; l’Ultima Cena di Maurizio Galimberti realizzata come delle polaroid sovrapposte, i ritratti che ricordano i coniugi Martin. In mostra una parete con le opere di Alvaro Molteni custodite in Cometa. Un luogo dove arte e apprendimento si sostengono a vicenda e diventano cultura.
Sulla scala che conduce all’Aula Magna sono rappresentate le attività della scuola: sia quelle dei corsi professionali che del liceo. Quest’ultimo è rappresentato dai ragazzi con i libri in mano, mentre gli studenti della sala bar sono quelli che scrivono sul taccuino, seguiti dai mestieri del legno e del tessile. Gli strumenti di lavoro sono rappresentati dal colore oro, per sottolineare che il lavoro non è una condanna, ma uno via di realizzazione di sé.
In Aula Magna è possibile osservare l’opera d’arte del pittore Camolgion Babaev intitolata “L’ultimo eroe”. La targa posta al suo fianco recita: “Chi è l’ultimo eroe? È l’uomo libero che entra in rapporto con il divino attraverso la realtà, ed è proprio questo che lo aiuta a restare in piedi di fronte alle difficoltà. La cultura moderna affermando l’uomo come misura di tutte le cose di fatto sopprime la libertà perché non la lascia essere.”
L’Aula Magna ospita anche un altro quadro della pittrice Leonardi, che ricorda i coniugi Martin, di cui si conservano le reliquie in Cappella. Sopra l’opera è stata esposta una frase che sintetizza il cuore di questo luogo, Cometa: “Un inizio: l’incontro, un luogo. Ora: un luogo e tanti incontri. Questa è la nostra esperienza.”
Sul fondo della sala è presente un’opera che celebra l’Ultima Cena di Leonardo da Vinci, realizzata dal fotografo-artista Maurizio Galimberti. L’artista ha realizzato una serie di foto come una Polaroid, le ha poi ritagliate e ricomposte in vari pezzi per ricreare il momento, riuscendo a trasmettere l’espressione e perfino la personalità degli apostoli, sottolineandone il movimento usando i frammenti fotografici ripetuti.
Il tavolo specchiato, realizzato da Contrada, è ispirato al disegno di un allievo: un tavolo componibile, che può diventare un grande rettangolo, oppure – se diviso – trasformato in un cerchio e due rettangoli. Un sistema flessibile e ingegnoso.
I sottopiatti sono nati invece da un richiamo di stupore: portando alcuni ragazzi in giro per Venezia, è nata l’idea di realizzare dei sottopiatti che rappresentassero le città italiane. Da questa intuizione è stata creata la prima collezione di sei sottopiatti, diventati poi dodici ed infine ventiquattro.
Un altro set di sottopiatti ha visto origine da un approfondimento del settore tessile sulla rivoluzione femminile nella moda introdotta proprio da Chanel. Lo stupore generato dalla sua figura ha fatto emergere diversi schizzi, che sono poi diventati veri e propri sottopiatti.
Oggi esistono altre collezioni, una ispirata ad alcune importanti città del mondo, una a tema floreale e un’altra a tema natalizio.
Su una parete, le opere del pittore maestro dell’Astrattismo comasco, Alvaro Molteni.



Edera – La natura come cornice
L’edera invita e decora: si passa da fuori a dentro, da spettatori a partecipanti. È un gesto di benvenuto: la vita cresce e ti accoglie così come sei. È qualcosa che vuol stupire ad alzare lo sguardo.
Le “tende” di edera accolgono studenti, professori e artigiani tutti i giorni nella Contrada degli Artigiani, mostrando lo splendore della natura che ci circonda e tentando di generare bellezza. Un gesto di benvenuto: la vita cresce e ti accoglie così come sei.
Ogni angolo della scuola e della Contrada è curato per generare stupore: dalla pulizia alla disposizione degli spazi, ogni elemento è pensato per educare al bello.
In questa direzione, nel corso degli anni gli studenti frequentano delle lezioni di una materia dal nome “Tutto è per me”. In queste ore si cerca di scoprire insieme, alunni e professori, l’importanza della struttura e degli spazi condivisi, pensati per ognuno di loro. Ogni danno che la struttura subisce viene riparato nell’arco di una settimana da studenti e docenti, che vivono così anche un forte senso di appartenenza e di rispetto verso quella bellezza che viene offerta a loro.


Tronchi – Materia grezza e lavorata
Un tronco scavato, dipinto di rosso nel cuore: ferita e forza convivono. Radici e stabilità restano, ma la cavità pulsa: fragilità che si apre alla vita. Al suo fianco un tronco lavorato con la motosega impreziosito dai tagli, una creazione che accende una nuova vita e diventa base per una lampada.
Ulteriore esempio di recupero e riuso degli oggetti, i tronchi esposti ricordano come anche le cose destinate al macero possano tornare in vita e splendere di nuovo. Il tronco, realizzato con l’utilizzo di una motosega, prima non era altro che uno spento pezzo di legno come quello che si può osservare al suo fianco.
Un progetto ad opera di studenti e falegnami in occasione del Salone Satellite, che gli ha donato una nuova prospettiva, un nuovo ruolo, base per una lampada, rendendolo così oggetto di art design.
Una delle travi del tetto della cascina dove è stata costruita la prima casa dalla quale è nata l’esperienza di Cometa. Una trave di circa 400 anni non poteva essere gettata senza prima tentare di renderla di nuovo protagonista.


Bassorilievi – Finestre sulla città
Un ponte di luce tra interno ed esterno: la città entra nella scuola e la scuola si riflette nella città. Memoria e presenza si incontrano in una traccia che resta. Angoli e architetture di alcuni monumenti di Como realizzate al laser, un rapporto con la città che apre a nuove prospettive.
Le polaroid in bassorilievo dei più iconici monumenti di Como sono una delle collezioni più stimolanti realizzate con il contributo degli studenti. L’idea iniziale era molto semplice: scattare delle polaroid di luoghi importanti e conosciuti della città, per poi traslarle con la macchina laser su alcune lastre di legno tramite la tecnica del bassorilievo. Una tecnica che però è stata rielaborata, poiché non più svolta con uno scalpello, ma tramite una macchina di taglio laser, che consente di usare come strumento di taglio la luce tramite due parametri: la velocità di spostamento del raggio luminoso e la potenza del raggio luminoso. Questo strumento permette quindi, regolandone la potenza, di tagliare il materiale o solamente di inciderlo, proprio come per realizzare un bassorilievo.
Partendo dalla tradizione, si è quindi introdotto un elemento di innovazione, portando la città dentro la scuola e la scuola riflessa nella città.
Una volta educati gli studenti sui luoghi della città da rappresentare i ragazzi hanno imparato come ricalcare le foto dei monumenti tramite Autocad, programma fondamentale per la loro formazione, per poi realizzarli con il laser.
I monumenti realizzati sono il Teatro Sociale, piazza San Fedele, il Tempio Voltiano, il Monumento ai caduti, la chiesa di Sant’Abbondio, Porta Torre, la Casa del Fascio, il castello Baradello, la chiesa di San Carpoforo e la fontana di Camerlata.



Sedie – Ricordo di un inizio
Sono Pezzi Unici, realizzati dagli studenti insieme agli artigiani utilizzando scocche di recupero. L’oggetto più comune può diventare domanda di senso. La Contrada degli Artigiani è nata da 100 sedie restaurate e reinventate.
Le sedie sono state uno dei punti di partenza del metodo educativo della scuola Oliver Twist, riconosciuta tra i 10 enti eccellenti nella formazione professionale europea da Unesco.
Partendo da uno stock di 100 sedie, donate da un industriale che stava chiudendo l’attività, i primi ragazzi in dispersione scolastica sono stati coinvolti in un lavoro di restauro creativo. L’idea era semplice: realizzare dei pezzi unici. Per la prima volta, un guizzo è nato nei loro occhi.
Il risultato è stato straordinario: le sedie sono state esposte alla fiera Proposte di Villa Erba, per poi essere messe all’asta e vendute.
I ragazzi rimasero stupiti da quello che era accaduto, mentre gli artigiani che avevano collaborato alla realizzazione erano dispiaciuti che tutto fosse finito.
Nonostante la mancanza di uno spazio adibito a vera e propria falegnameria, era però nata un’idea di fare qualcosa di importante. I ragazzi stessi incominciavano credere in sé stessi e a chiedere agli artigiani, che donavano loro del tempo, consigli per fare meglio i propri lavori, per imparare a fare bene. Proprio il “fare” li aveva trasformati, dando loro il desiderio di andare avanti.
Da questo senso di dispiacere degli artigiani e dei ragazzi, da questa voglia di rimettersi in gioco è nato il desiderio di creare qualcosa di più grande, fino ad arrivare alla creazione della Contrada degli Artigiani.
Alcuni artigiani hanno lasciato le loro imprese per venire in Contrada a lavorare ed insegnare, colpiti dal cambiamento e dalla crescita che vedevano nei ragazzi. Hanno capito che, con l’insegnamento, non avrebbero perso la loro creatività, ma l’avrebbero messa a disposizione degli altri.



Commesse tessili – Trame quotidiane
Il laboratorio diventa racconto: tessuti, prove, prototipi mostrano competenze che crescono. La bellezza si tesse ogni giorno, con pazienza, in dialogo concreto con i professionisti e le aziende con cui si realizzano progetti reali.
All’interno del laboratorio del corso di Design del tessile, sono presenti alcuni dei lavori realizzati dagli studenti e dalle studentesse.
Sono numerosi i tessuti, le prove e i prototipi. Un manichino indossa una gonna realizzata con dei tovaglioli di recupero di commesse di anni precedenti, pinzati per formare un capo d’abbigliamento. Al suo fianco una maglietta realizzata per il gruppo Miroglio. Uno spazio raccoglie alcuni mood board, la fase iniziale delle commesse, dove gli studenti raccolgono ispirazioni e gli spunti di alcune prove di colore per iniziare la creazione dei loro progetti.
Ci sono le borse, realizzate per una commessa di Telefono Donna, create a partire da una riflessione sulla rinascita della donna. Una parte dell’esposizione è dedicata ai lavori realizzati per il Salone Satellite dello scorso anno, tovaglioli i mood board con le idee creative.
Il corso di Design del Tessile offre la possibilità durante tutta la durata del corso di studi di collaborare con aziende ed altre realtà per “fare per davvero”, confrontandosi con il mondo del lavoro concreto, che è in costante cambiamento.
Negli anni, il corso ha sviluppato progetti creativi con aziende come Miroglio, che ha messo in commercio le magliette realizzate dagli studenti, o come Bennet, che ha coinvolto la scuola per realizzare delle shopper per i loro clienti.
Le occasioni sono anche i rapporti con i professionisti del settore come ad esempio la designer americana Mary Rose Grippe, che aiutano ad approfondire e tramandare le proprie abilità e conoscenze, fino ad esporre le nuove creazioni alla Fiera internazionale Proposte che si tiene a Como.



Libreria – L’Albero delle storie
La libreria albero è il risultato di un progetto di due studenti della scuola. Mensole intrecciate e irregolari come i rami. Sulla cima una seduta per accomodarsi e leggere. Prese usb, lo spazio per le casse ne fanno una libreria albero multimediale. Tradizione e innovazione.
La libreria “albero” presente nello Showroom della Contrada degli Artigiani è il risultato di una “commessa”, un progetto che viene assegnato ad ogni classe all’inizio di ogni anno scolastico e da sviluppare nel corso dei mesi scolastici.
Per l’ideazione della commessa si è attinto dalle idee di due studenti. Il primo desiderava realizzare una libreria che ricordasse un albero, con mensole sfalsate e intrecciate come rami, mentre il secondo sognava di realizzare una libreria che avesse una seduta sulla cima, così da potersi accomodare per leggere. Unendo le due idee, è nata questa particolare libreria, che presenta proprio una chaise long nella quale potersi sedere per leggere un buon libro.
Un elemento di design classico tradizionale, alla quale è stata aggiunta anche dell’innovazione. Al passo coi tempi e la modernità, è stata aggiunta una presa usb per caricare il telefonino, uno spazio per inserire il tablet, degli altoparlanti e alcuni led, diventando di fatto una libreria multimediale.


CometAct – La gioia che fa comunità
Musical liberamente ispirato a Sister Act: bambini e bambine di Una Casa per Crescere, educatori, volontari, professionisti, studenti di Oliver Twist si sono messi in gioco. Un laboratorio di coreografia, sartoria e teatro. La gioia è una voce che ci mette insieme.
Un momento speciale piena di musica, ritmo, entusiasmo e passione: “Cometact. Tutti pazzi per Sister Act”, il musical liberamente ispirato a Sister Act e portato in scena dai bambini e bambine di “Una casa per Crescere” di Cometa, con la guida di educatori, volontari, professionisti e la partecipazione degli studenti della Scuola Oliver Twist.
Il progetto nato all’interno delle attività educative di Cometa, ha visto protagonisti i bambini e ragazzi che partecipano ai laboratori di teatro, danza, coro, sartoria e scenografia. Un’occasione unica per valorizzare talenti, condividere amicizie, creare nuove relazioni piene di significato, e promuovere la crescita personale attraverso l’esperienza teatrale.
La regia e la sceneggiatura sono a cura di Sergio Stasi, Davide Lanzani e Wesley Soares, con la supervisione artistica di Giulio Benvenuti. Oltre ai bambini e bambine partecipano volontari e alcuni studenti della Scuola Oliver Twist.
Il laboratorio teatrale di Cometa è molto più di un’attività artistica: è uno spazio educativo che valorizza le capacità di ognuno, favorisce la crescita personale e rafforza i legami. Un luogo dove si impara a scoprire sé stessi e le proprie capacità, costruendo insieme qualcosa di bello e significativo.
Leggi i commenti e le impressioni dei giovani attori: COMETACT – La gioia che fa comunità



“Inferno 2.0” – Uscire a riveder le stelle
Dante riletto dai bambini e ragazzi: Inferno 2.0 è un cartone animato che porta l’inferno dantesco nel mondo di oggi, tra tecnologia che sembra funzioni perfettamente e il caos quotidiano. Un viaggio per riscoprire i desideri del cuore e le domande che mettono alla ricerca di quell’“amor che move il sole e l’altre stelle”.
Inferno 2.0 è un cartone animato nato dall’interpretazione dell’Inferno della Divina Commedia di Dante Alighieri, da parte dei bambini del centro diurno “Una casa per crescere” de Il Manto, per offrire una riflessione sul ruolo della tecnologia nelle nostre vite e su come, nel caos quotidiano, ciascuno sia mosso da un desiderio profondo di bellezza e chiarezza.
Come nell’opera originale, Dante è guidato da Virgilio attraverso i gironi, ora abitati da figure contemporanee: gli ignavi, bambini che non si impegnano mai in nulla, oppure le “smartsouls”, bambini dipendenti dalla tecnologia.
Dante osserva e si interroga sul cambiamento avvenuto nel mondo, afflitto da grandi problemi e nel quale le persone sembrano aver smarrito la bellezza.
Alla fine del viaggio, però, i bambini si destano dal torpore dell’inferno e, guidati da Dante e Virgilio, scoprono cosa sia la vera bellezza: ciò che il nostro cuore desidera.
Il cortometraggio vuole porre l’attenzione su cosa sia l’inferno oggi: una società ipertecnologica dove tutto funziona, senza però libertà e bellezza.
Guarda il cortometraggio: INFERNO 2.0 – Uscire a riveder le stelle
Guarda un estratto della presentazione: INFERNO 2.0 – Uscire a riveder le stelle

Laboratori d’arte – Osservare la realtà con occhio attento
I bambini si confrontano con i grandi artisti, da William Congdon a Henri Matisse, con il loro modo di vedere e sentire le cose, di comunicarle. Le opere esposte sono l’eco viva di quell’incontro e dell’espressività che ne è nata, un modo per i piccoli artisti di guardare tutto in con un’attenzione più profonda.
Queste opere sono state realizzate durante il laboratorio artistico dei bambini di Una Casa per Crescere di Cometa, in cui ci si “confronta” con i grandi artisti, con il loro modo di vedere e sentire le cose, di comunicarle. Nel laboratorio i bambini hanno vissuto un tempo lento di espressione, osservazione e relazione. Il percorso è nato dall’“Io–Tu–Io”: partire da sé, incontrare l’altro (gli artisti) e tornare a sé con uno sguardo nuovo, attrverso domande semplici e profonde.
Stando davanti all’opera (spesso originale) e sperimentando la tecnica con cui è stata realizzata i bambini iniziano, con il quadro e con l’artista, un dialogo, in cui portano il loro sguardo e il loro vissuto fino ad esprimerli nel proprio dipinto.
Hanno imparato a guardarsi e a riconoscere la propria unicità, fino a incontrare l’arte di William Congdon, il suo modo di guardare le cose e di dipingerle. Ne sono nati lavori ispirati a Black City on the Gold River e Verde Terra Vangata: tele, sgocciolature, segni, luci e ombre per raccontare paesaggi interiori e città immaginate.
Così hanno incontrato anche Matisse e il suo Icaro. Storie, immagini e lavoro a terra: sagome dipinte in coppia, stelle ritagliate, un cuore rosso costruito con materiali diversi e poi collocato nel grande blu. La domanda guida: “Dove mi metto nel blu? Dove metto il mio cuore?”.



Io sono unico – Facce che hanno un luogo dove stare
Ogni bambino ha realizzato il proprio ritratto, poi valorizzato in una cornice costruita con carte e texture diverse, per dire: “la mia unicità ha un posto”.
Dallo specchio alla carta, “parte dopo parte”, fino ai dettagli minimi e al totale: pupille, ciglia, linee del volto. Ogni bambino ha realizzato il proprio ritratto, poi valorizzato in una cornice costruita con carte e texture diverse, per dire: “la mia unicità ha un posto”. In alcune classi il lavoro è diventato anche autoritratto tattile: occhi chiusi, mani sul volto per memorizzarne le forme e ripeterle sulla tavola. Così come le mani segnano la propria unicità e identità unica e irripetibile, la propria impronta.


William Congdon – Imparando a guardare
Black City on Gold River (post 1949).
Verde Terra Vangata (1983).
© The William G. Congdon Foundation


Alcuni dei lavori esposti sono stati realizzati da bambini e ragazzi di Cometa nell’ambito di CreativART, progetto realizzato con il sostegno di Fondazione Cariplo