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Da Cometa a Oz… e ritorno: l’importanza di esserci

3 minuti di lettura

Tutto esaurito al Teatro Sociale per lo spettacolo “Da Cometa a Oz…e ritorno”, il musical liberamente ispirato al Mago di Oz, in una serata di entusiasmo, emozione e gratitudine.

Sul palco, i bambini e le bambine di Una Casa per Crescere di Cometa sono stati protagonisti di un’avventura impegnativa e bellissima. Un copione ricco, fatto di canto, danza, recitazione, cambi di scena, personaggi fantastici e momenti di grande intensità. Eppure, passo dopo passo, scena dopo scena, hanno saputo portare il pubblico dentro il viaggio di Dorotea: un cammino alla ricerca del Mago di Oz, ma soprattutto alla scoperta di ciò che ciascuno porta già dentro di sé.

Gli applausi hanno interrotto più volte le scene. Il pubblico ha riso, si è commosso, si è lasciato accompagnare in una storia che parlava di arte, amicizia, talento, umiltà, saper fare e di un luogo dove sentirsi a casa. Alla fine, tutto il teatro si è alzato in piedi: un lungo applauso per i giovani protagonisti e per tutti coloro che hanno reso possibile lo spettacolo.

Perché “Da Cometa a Oz…e ritorno” non è stato solo un musical. È stato il racconto di un’esperienza educativa. Nella storia, Dorotea parte perché il mondo sembra dimenticarsi di Cometa. Lungo la strada incontra compagni speciali: chi cerca il talento, chi l’umiltà, chi la tecnica del saper fare. Ma il viaggio rivela che quelle qualità non sono qualcosa da ricevere magicamente: sono già presenti, magari nascoste, e hanno bisogno di essere riconosciute, custodite, fatte crescere.

Educare significa proprio questo: tirare fuori ciò che ognuno ha dentro di sé e accompagnarlo perché possa fiorire secondo i suoi tempi e le sue possibilità.

La preparazione dello spettacolo è stata impegnativa. Ognuno ha dato qualcosa: i bambini e le bambine sul palco, gli educatori, i volontari, i professionisti, gli studenti della scuola Oliver Twist, le persone che lavorano nei negozi di Cometa, alcuni studenti dell’ I. C. Como di Albate…chi ha cucito, costruito, dipinto, provato, corretto, sostenuto, incoraggiato. Il direttore artistico Giulio Benvenuti, al termine della serata, ha ringraziato registi, coreografi, sarti, scenografi, maestranze e tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento, più di un centinaio di persone.

In questo lavoro condiviso si è visto che inclusione e integrazione sono parole che dentro la condivisione di ogni giorno diventano esperienza. Sono una strada percorsa insieme. Sono mani che costruiscono, voci che cantano, ballo, storie che si incontrano: una bellezza “disarmata e disarmante” che attira. Sono fatica, attesa, errori, ripartenze. E poi, finalmente, la gioia di vedere che ne è valsa la pena. È proprio una bella e insolita “compagnia” …di teatro e non solo.

Come nel viaggio verso Oz, la strada non si fa da soli. Si cammina insieme verso una meta che, alla fine, è la scoperta di sé. La tecnica del saper fare, l’umiltà che rende creativi, il talento che chiede di essere acceso, la casa dove sentirsi accolti: tutto questo ha preso forma sul palco attraverso il canto, la danza, la recitazione, il colore, la creatività delle mani e soprattutto del cuore.

Alla fine, Dorotea capisce che il luogo cercato non è lontano. È il posto dove ciascuno può sentirsi guardato, accolto, chiamato per nome.

E forse è proprio questo che il pubblico ha applaudito così a lungo: non solo uno spettacolo riuscito, ma una promessa mantenuta. Perché, come racconta Da Cometa a Oz… e ritorno, non importa quello che sei o quello che fai.

L’importante è che ci sei.

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