Ci sono occasioni che nascono dal desiderio di imparare insieme. È accaduto così tra la realtà educativa di Como e quella di Palermo. Un dialogo aperto, che unisce due estremi geografici dell’Italia e due esperienze educative accomunate da un’unica passione: prendersi cura dei giovani e non escludere quelli più fragili. È nato così il progetto di collaborazione tra Cometa e l’Opera Don Calabria di Palermo, attiva da decenni nei quartieri più complessi del capoluogo siciliano.
E la parola che più di altre ricorre quando si ascoltano i racconti di chi ha partecipato al progetto dal nome significativo EDU.CARE: incontro. Incontro tra storie diverse, tra territori distanti – Como e Palermo – e tra due realtà educative che hanno scelto di sostenersi reciprocamente per affrontare una sfida comune: il disagio giovanile e l’abbandono scolastico.
L’obiettivo condiviso è importante: creare uno scambio in ambito educativo, valorizzare i metodi di accoglienza e di formazione portati avanti da Cometa – sia in ambito scolastico che nei percorsi di dispersione – e confrontarli con l’esperienza quotidiana di chi opera in contesti segnati da una forte marginalità sociale e povertà educativa.
NON ARRENDERSI MAI
«Non è un semplice confronto su un modello – ha spiegato durante l’incontro Giovanni Beachi, docente di Cometa – ma un cammino reciproco di conoscenza. Ci siamo trovati di fronte a una realtà che affronta sfide ancora più acute di quelle che viviamo a Como. Eppure, abbiamo riconosciuto un linguaggio comune: il desiderio di non arrendersi e di accompagnare ragazze e ragazzi a riscoprire il proprio valore».
Il percorso, partito a settembre 2024 nell’ambito del progetto EDU.CARE – Curiamo il presente dei giovani, sostenuto dal Fondo di Beneficenza di Intesa Sanpaolo, ha previsto una fase di formazione congiunta e di osservazione sul campo. Educatori, formatori e coordinatori delle due realtà hanno condiviso pratiche di lavoro in classe, strumenti per l’orientamento e la personalizzazione dei percorsi formativi, metodologie per sostenere la motivazione dei ragazzi che vivono situazioni di abbandono o fallimento scolastico.
«L’incontro con i colleghi di Palermo ci ha permesso di comprendere quanto il nostro approccio laboratoriale e l’attenzione alla bellezza possano essere declinati anche in contesti estremamente complessi – ha raccontato Mariachiara Gomaraschi – Ma abbiamo imparato noi: in quei quartieri la capacità di relazione è una risorsa straordinaria, perché tutto parte dalla fiducia reciproca».
FORMARE GLI ADULTI
Uno degli elementi più innovativi del progetto è stato proprio l’investimento nella formazione degli adulti: non solo docenti e tutor, ma anche famiglie e volontari. L’Opera Don Calabria, grazie alla sua lunga esperienza di intervento sociale nei quartieri di Ballarò e dello Zen, ha portato in dote strumenti di lavoro di prossimità con le famiglie e una rete territoriale consolidata.
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Cometa, dal canto suo, ha condiviso il proprio approccio educativo basato sul “fare per conoscere”, la centralità del laboratorio e dell’esperienza come possibilità di apprendimento e crescita personale e professionale. Come ha ricordato il preside della Scuola Oliver Twist, Giovanni Figini: «Il lavoro è parte integrante del percorso educativo. Per i ragazzi, specialmente per chi si sente escluso, è la via per riconoscere il proprio valore e iniziare a guardare il futuro».
Durante il progetto, sono stati organizzati moduli di formazione congiunta, visite reciproche nei centri e nelle scuole delle due città e momenti di confronto con esperti. I primi risultati testimoniano un arricchimento reciproco: l’inserimento sperimentale di attività laboratoriali nei percorsi di Palermo, la creazione di gruppi di confronto pedagogico, e una progettualità che potrà proseguire nei prossimi mesi.
COSTRUIRE UN’ALLEANZA CHE DURA
Il progetto EDU.CARE sta formalmente giungendo al termine di questa prima annualità, ma questo “ponte educativo” non può finire. Come hanno sottolineato tutti i partecipanti, la forza di questa collaborazione è l’aver scoperto nell’altro un compagno di strada.
“Quello che resta,” conclude un tutor, “non è tanto un bilancio di numeri, ma la consapevolezza che quando ci si mette insieme, davvero, qualcosa cambia. Per i ragazzi e per noi.”
Attraverso percorsi personalizzati e attività esperienziali – dai laboratori artistici a quelli professionalizzanti – ciascuno ha potuto scoprire le proprie attitudini. «Uno dei momenti più belli – ricorda una docente – «è stato quando un ragazzo ci ha detto: “Io pensavo di non valere niente, qui invece ho sentito che potevo farcela.”»
Un’alleanza che dimostra come le distanze geografiche possono diventare occasioni di confronto e innovazione, nel segno di una responsabilità educativa che è sempre più urgente.