La via per arrivare alla meta non è sempre la più corta. A volte c’è bisogno di cambiare direzione, oppure semplicemente di trovare qualcuno che ti accompagni sul sentiero più efficace. È un po’ quello che è successo a Luna, studentessa della scuola Oliver Twist di Cometa, oggi al quarto anno di Sala Bar.
Uscita dalla scuola media con l’idea di fare la maestra d’asilo, Luna si iscrive al liceo delle scienze umane. Dopo due anni, però, le cose non vanno come sperava. Si ritrova con il futuro da riprogettare e sceglie di ripartire dal “Liceo del Lavoro” di Cometa. “All’inizio non lo sentivo tanto mio, ma vedevo nei professori l’interesse a darmi una possibilità per ricominciare”, racconta. È in questo passaggio – dal tornare a studiare al mettersi in gioco “facendo” – che inizia a scoprire un’altra strada: “Ho capito che nel lavoro potevo trovare la chiave per scoprire me stessa. Ed è ciò che è successo nelle varie esperienze che ho potuto vivere qui, soprattutto nei programmi del pomeriggio”.
Nel percorso, negli ultimi mesi, si inserisce anche “Shine Through Service”, il progetto realizzato con il sostegno di Brightstar che ha arricchito la formazione con nuove azioni per favorire l’occupabilità degli studenti e colmare le lacune evidenziate nel percorso scolastico e aiutarli in vista dell’inserimento lavorativo. Più accompagnamento, percorsi personalizzati e formazione pratica in assetto lavorativo. Coordinati dal professor Marco Morosini, i ragazzi si allenano a lavorare in un contesto orientato alla realtà professionale, unendo competenze tecniche e dimensione personale del servizio.
Per Luna questo è stato decisivo soprattutto nel rapporto con l’altro, e in particolare con il cliente. Durante uno stage in una pasticceria – diventata poi anche il suo posto di lavoro – si è trovata faccia a faccia con una difficoltà che conosceva bene: “Inizialmente avevo difficoltà di approccio con il cliente. In generale ero un po’ chiusa”. Il feedback era chiaro: sembrava “poco accogliente”. E non si cambia improvvisando: serve continuità, serve un contesto che permetta di provare e riprovare. La formazione in assetto lavorativo, nei laboratori didattici e nelle esercitazioni guidate, le ha dato uno spazio protetto ma reale per allenarsi: fare, sbagliare, correggersi, fino a sentirsi più sicura.
In pasticceria, racconta, ha imparato anche a reggere i momenti di piena: “La gestione dei momenti in cui c’è tanta clientela”, quindi lavorare da sola e in gruppo “sotto pressione”. È l’altra faccia della professionalità: la capacità di restare presente quando il ritmo cambia, di mantenere ordine e attenzione al dettaglio, senza perdere la qualità del rapporto.
Accanto a tutto questo c’è un elemento che per Luna ha avuto un peso enorme: il tutor. “A volte è stata la mia salvezza”, dice. Negli stage il confronto è stato costante: “Mi ha sempre lasciato fare, stando però dietro di me, pronta a darmi un aiuto, uno sprono. La considero la mia “mamma” in Cometa”. È un accompagnamento che non toglie la fatica, ma la rende attraversabile: ti mette nelle condizioni di crescere, un giorno alla volta.
Oggi Luna porta con sé competenze tecniche e soft skills, ma soprattutto una consapevolezza nuova. “Imparare facendo ti mette di fronte alle difficoltà e conclude: “Lavorando ho scoperto una parte di me diversa”. Non sa ancora se sarà “il lavoro della mia vita”: il sogno di fare la maestra d’asilo resta. Ma la notizia, per lei, è già questa: ha ritrovato fiducia e nuove possibilità. A volte, per ritrovare la strada, serve proprio questo: un cammino in cui non sei sola.