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IL CAMPUS DELLA SCUOLA OLIVER TWIST: INSEGNARE È ESPLORARE INSIEME

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Dalla cattedra ai banchi, per rimettersi in discussione, crescere a livello professionale e scoprire nuovi metodi di insegnamento per gli studenti. Dopo un lungo anno scolastico, la scuola Oliver Twist di Cometa non si è fermata. Sfruttando il periodo estivo, i docenti, i tutor e gli insegnanti di sostegno hanno preso parte all’ormai tradizionale Campus: otto giorni di percorso di formazione in cui mettersi in gioco, guidati da formatori esperti come Liliana Maggioni, Franca Manoukian e Ivo Lizzola, lavorando in team per capire insieme come insegnare nella maniera più efficace ai ragazzi della scuola. Quest’anno, in particolare, il tema centrale è stato quello dell’esplorazione.

Il Campus ha lo scopo di dare la possibilità ai docenti di fare un passo avanti nella loro crescita personale e professionale. – spiega il preside della scuola Giovanni Figini – Vogliamo che ciò che accade in aula, la lezione, sia di altissima qualità, non nel senso di difficile, ma che l’apprendimento accada veramente. Quest’anno l’intuizione deriva da alcuni incontri, con Agnese Moro, Adolfo Ceretti, Franca Manoukian, che ci hanno chiarito chi deve essere un maestro. Apprendere è un’esplorazione. Impariamo attraverso di essa: non perché qualcuno ci spiega delle cose, ma perché, di fronte a qualcosa, dialoghiamo, la esploriamo, rispetto a ciò che per noi ha un significato. Il tema del Campus, dunque, è stato proprio quello dell’esplorazione condivisa con l’adulto”.

Un metodo su cui Cometa lavora già da anni e che rappresenta una vera e propria inversione del paradigma tradizionale, fatto di lezioni frontali e trasmissioni di nozioni. Ma se tutto è già pronto, definito, agli studenti risulta meno interessante. È invece nel rapporto con le cose che nasce il desiderio di conoscere. Pertanto serve aspettare i ragazzi, condurli, aiutarli ad entrare nella complessità di ciò che esplorano. Un lavoro non semplice, per cui occorre che gli insegnanti siano molto preparati. Da qui la necessità di un Campus di formazione.

Siamo partiti da una richiesta dei docenti: quella di parlare in maniera più esplicita e specifica di didattica. – spiega la docente Maria Chiara Gomaraschi, che ha contribuito a pensare e realizzare il percorso – Grazie a Liliana, abbiamo indagato grandi autori come Skinner e Piaget e le convinzioni pedagogiche che stanno sotto a ciò che facciamo in classe. Di fatto, anche noi abbiamo esplorato, confrontandoci ogni giorno con un pedagogista diverso e facendo in prima persona ciò che poi proveremo a far fare ai nostri studenti durante l’anno scolastico. Estremamente prezioso è stato il confronto con i colleghi con altre competenze: questo ha permesso di imparare di più e riscoprire anche le cose che pensavamo di sapere”.

Si è trattato dunque di mettere in discussione ciò che si fa, per analizzarlo e provare a migliorarsi ulteriormente. Il percorso è iniziato con un primo incontro, tenuto dalla sociologa Franca Manoukian e dal pedagogista Ivo Lizzola, utile soprattutto a ribaltare il metodo di lavoro. “Tante volte quando si fanno questi incontri si ha l’idea di ascoltare qualcuno che ha qualcosa da dirci. – racconta la la coordinatrice dei laboratori didattici di falegnameria e tessile Silvia Testin – Invece in questo caso siamo partiti a discutere in piccolo gruppo sulle nostre esperienze. Anche la restituzione mi ha stupito: non un riassunto, ma una questione che emergeva come la più sentita. In seguito ci hanno dato una mano a rileggerla”. Proprio il lavoro in equipe è stato un altro valore aggiunto. “Non è una cosa che avviene spesso. – prosegue – Ma pensare insieme e confrontarsi è molto utile, perché ognuno può contribuire alla crescita complessiva del ragazzo. In questo modo, oltre a insegnare, dal punto di vista didattico, si può educare e aiutare a crescere una persona”.

Ma spesso, conoscere il lavoro dei colleghi può aiutare anche a far nascere nuove collaborazioni che possono arricchire la proposta didattica. È ciò che è accaduto nell’ultima parte del Campus, quando gli insegnanti sono stati invitati a pensare a lezioni tipo per il prossimo anno scolastico. “Da un lato ho provato a prendere spunto dagli altri – racconta la docente di matematica e fisica Giulia Villa – Dall’altro, ho trovato alcune affinità con il lavoro che faccio io in aula, che mi hanno fatto pensare a possibili percorsi insieme. Dal Campus, però, ho imparato soprattutto che è importante rendere la lezione meno passiva possibile, non per forza inventando fuochi d’artificio, ma avendo ben chiaro l’obiettivo: educare a 360 gradi, non insegnando solo la materia, ma fornendo gli strumenti per avere uno sguardo critico sul mondo”.

Un lavoro che troverà concreta applicazione con l’inizio del nuovo anno scolastico, ma che ha già avuto importanti effetti sui docenti. Ne sono una testimonianza le parole della professoressa Rachel Miletic, che frequenta il Campus da ormai nove anni. “È stato esattamente ciò di cui avevo bisogno da tempo. – afferma – La formazione con un’esperta di apprendimento ci ha fatto ricordare perché insegniamo e ci aiuta a migliorarci. Io, personalmente, sono tornata a casa con la mente aperta, mi sento ispirata a trovare un modo per accompagnare al meglio i ragazzi. Voglio anche rivedere ciò che ho fatto in questi anni per offrire agli studenti un servizio più adeguato”.

Le aspettative per ciò che ciascun insegnante sarà in grado di fare da settembre, dunque, sono molto alte. “L’aspettativa è che le lezioni del prossimo anno scolastico possano essere un’esplorazione. – conclude Gomaraschi – Di avere la disponibilità di guardare con i ragazzi qualcosa con l’ottica di esplorarla insieme, quindi di non chiudere tutto, ma lasciare la possibilità che qualcosa avvenga durante le lezioni”.

“perché apprendere è possibile solo attraverso un’esperienza fatta e giudicata insieme, studenti e adulto – conclude Giovanni Figini – Non servono adulti che abbiano risposte, bensì adulti che abbiano vere domande, disposti a esplorare con i ragazzi, a orientarsi e riorientarsi costantemente con loro”.

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