About us

A community of people, families, educators, professionals, and volunteers sharing a commitment

Press review

What they say about us: articles, interviews, and insights
The power of an idea that continues to generate change
Paths built around the individual
Our social reports and documents regarding public funding
All downloadable content and our publications
Discover the places of Cometa
Find your place in Cometa

What we do

Cometa is a space to grow, discover one’s talent, and build one’s future

Our commitment to children, youth, and families
Learning by doing, growing together
Work as possibility, discovery, self-creation

Kenya 2026: un’esperienza che cambia le prospettive 

3 minutes read

Cosa resta di due settimane trascorse a migliaia di chilometri da casa, incontrando persone, storie e condizioni di vita molto diverse dalle proprie?  

Per ventuno studentesse e studenti della Scuola Oliver Twist il viaggio in Kenya, sostenuto da Brightstar nell’ambito del progetto “Seguiamo la Cometa”, è stato prima di tutto un’occasione per mettersi alla prova. Vivere insieme, incontrare l’imprevisto, assumersi responsabilità, entrare in relazione con persone sconosciute: esperienze che chiedono capacità di adattamento, collaborazione, ascolto e iniziativa e che preparano i ragazzi ad affrontare con maggiore apertura tanto la vita quanto, domani, il mondo del lavoro, ma anche un’occasione per approfondire il percorso didattico. 

Il viaggio nasce dai Laboratori di Carità “Con-muover-sì”, attività alle quali i ragazzi scelgono liberamente di dedicare parte del proprio tempo (quest’anno su quattrocento studenti hanno aderito in duecento). Non un’attività “extra”, ma un pezzo della proposta educativa della Scuola Oliver Twist. L’obiettivo non è insegnare ai ragazzi a “fare del bene”, ma offrire loro occasioni reali nelle quali scoprire sé stessi nel rapporto con gli altri.  

In Kenya le ragazze e i ragazzi hanno fatto molti incontri, grazie al supporto di AVSI (Associazione Volontari per il Servizio Internazionale, Ong): alla Little Prince School e alla Urafiki School hanno trascorso del tempo con i bambini, giocando con loro e organizzando attività insieme. In altre giornate, hanno incontrato gli anziani nella casa di riposo Nyumba Ya Wazee, condividendo il pranzo e dando una mano nei lavori in cucina, nella lavanderia e nel giardino. Hanno visitato famiglie durante le home visit, come quelle nella baraccopoli di Kibera.  

Esperienze che hanno chiesto anzitutto di esserci.  

Molte sono state le occasioni di crescita, come la visita alle strutture delle Missionarie della Carità di Madre Teresa di Calcutta, dove vengono accolti anche bambini e ragazzi con disabilità gravi.  

Cristina racconta che: «La prima volta eravamo rimasti tutti scossi e un po’ rattristati. Quando siamo tornati, invece, siamo riusciti ad entrare in relazione con loro. Solo dopo aver creato un legame siamo stati capaci di vederli veramente».  

Un passaggio che per Cecilia assume il volto e il gesto di una bambina incontrata tra i lettini: «Mi sono soffermata su una bambina, che subito mi ha messo la mano sul suo cuore. L’emozione è stata forte e ho pensato: ma che forza deve avere questa bambina per far toccare il suo cuore a una persona sconosciuta?». 

Il viaggio ha consentito agli studenti di apprezzare anche la bellezza che li circondava, grazie a momenti dedicati alla conoscenza della natura, della cultura e del territorio kenyota. Tra questi, un percorso a piedi a Crescent Island, per camminare osservando da vicino gli animali allo stato brado, e una visita ad una piantagione di tè e per scoprire i processi di lavorazione. 

Con l’aiuto degli educatori ogni sera il gruppo tornava insieme sui fatti della giornata: «Ognuno dice che cosa lo ha colpito, che cosa si porta a casa», racconta Antonella Sapienza, che accompagna il percorso del laboratorio fin dal suo inizio. «È un momento dedicato al giudizio dell’esperienza». Non basta infatti vivere qualcosa di forte: occorre imparare a guardarlo, comprenderlo e confrontarlo con la propria vita.  

È un esercizio che riguarda anche quelle competenze personali e relazionali difficili da apprendere sui libri: stare in una situazione nuova, osservare prima di agire, chiedere aiuto, collaborare, assumersi una responsabilità. Klaudia racconta: «Una cosa che mi ha aiutata molto è stata guardare, avere dei punti di riferimento». Davanti alle situazioni più delicate, osservare gli adulti e i compagni l’ha aiutata a trovare «la giusta sensibilità e cura».  

Un’esperienza così non risolve automaticamente le fragilità dei ragazzi e non li fa tornare semplicemente “migliori”. «È come se iniziassero a guardare la propria vita con più verità. I ragazzi rimangono in qualche modo “feriti” da ciò che incontrano. Le immagini, i volti e le domande continuano ad accompagnarli anche dopo il ritorno, e questo li fa crescere davvero». 

Ed è forse questa la competenza più importante con cui rientrare: imparare a stare davanti alla realtà senza sottrarsi, disponibili a lasciarsi interrogare da ciò che accade. È lo stesso atteggiamento necessario per crescere, costruire relazioni e affrontare il lavoro non come qualcosa da subire, ma come un’occasione per mettere in gioco sé stessi.  

Come scrive Jennifer: «Mi porto davvero tantissime cose, ma soprattutto il desiderio di essere anche qui in Italia come ero lì».  

Un ringraziamento speciale a Brightstar per la collaborazione e il sostegno. 

Share

Leave a Comment

Your email address will not be published. Required fields are marked *

Subscribe to our newsletter

Stay connected with updates, initiatives, and stories from Cometa






Inactive

Search