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Parigi tra arte, design e impresa: un viaggio che educa lo sguardo

3 minutes read

L’uscita didattica a Parigi degli studenti delle classi terza e quarta del Liceo Artistico Imprenditoriale Artigianale del Design si è rivelata molto più di una visita di istruzione. È stata un’esperienza capace di mettere in moto domande, far emergere interessi e rafforzare nei ragazzi una consapevolezza nuova del proprio percorso.

Per molti di loro era la prima volta fuori dall’Italia, e in alcuni casi anche il primo viaggio in aereo. Fin dall’inizio, accanto all’entusiasmo, è emersa la disponibilità a lasciarsi coinvolgere davvero dalle proposte e dagli incontri vissuti durante i giorni a Parigi. “Abbiamo capito che il desiderio di stare alle attività proposte era necessario per viverla bene, un insegnamento che porteremo anche a scuola”.

La città ha offerto ai ragazzi un confronto diretto con alcuni dei luoghi più significativi dell’arte e della cultura europea: dalla Tour Eiffel a Notre-Dame, dal Sacro Cuore a Versailles, fino ai grandi musei. Al Louvre e al Musée d’Orsay gli studenti hanno incontrato la tradizione artistica, mentre alla Bourse de Commerce hanno potuto misurarsi con i linguaggi dell’arte contemporanea, scoprendo forme espressive nuove e inattese. “Ci hanno fatto capire come, andando avanti con il progresso tecnologico, l’arte non sia più solo tela, ma anche un contenuti video, ad esempio, così che si riesca a cogliere cose diverse rispetto all’arte a cui siamo abituati”.

Uno dei nuclei più significativi del viaggio è stato il lavoro svolto nei laboratori, dove i ragazzi hanno potuto sperimentare un apprendimento concreto, in linea con il percorso fatto a scuola: partire dalla realtà, dal fare e dall’esperienza concreta. Grazie allo scambio promosso da Matera Hub a Villette Makerz, laboratorio collaborativo di progettazione e produzione sulle rive della Senna, si sono confrontati con una sfida reale legata allo spreco di mobili in città, immaginando soluzioni imprenditoriali fondate sul recupero, la rigenerazione e il riuso come: “un’azienda capace di raccogliere mobili inutilizzati, rigenerarli con il lavoro degli artigiani e rimetterli in circolo, con la possibilità di provarli prima dell’acquisto”.

Anche il laboratorio dedicato all’upcycling ha rappresentato un passaggio importante. Lavorare con materiali di scarto ha chiesto agli studenti di cambiare prospettiva: non partire da un’idea astratta, ma da ciò che esiste già, per trasformarlo in una nuova possibilità. Un esercizio di creatività, ma anche di realismo e intelligenza progettuale. Lavorare con materiali di scarto ti obbliga a essere creativo in modo diverso”, raccontano. “A volte è più facile partire dai materiali che desideri ed acquisti, ma è più stimolante creare con qualcosa che hai già”.

Particolarmente coinvolgente è stato anche il laboratorio tessile, dove i ragazzi hanno potuto usare strumenti, materiali e macchine in modo diretto. In questi momenti è apparso chiaro come il “fare” renda più intenso anche il desiderio di imparare: quando un’attività intercetta ciò che un ragazzo sente suo, cresce anche la partecipazione personale, “fare davvero le cose ti fa venire più voglia di imparare, soprattutto se faccio qualcosa che sento mio”.

Il viaggio ha avuto un valore importante anche sul piano delle relazioni. La convivenza, il lavoro condiviso, gli imprevisti e il confronto con una realtà nuova hanno favorito legami più veri tra gli studenti e un rapporto più semplice e vero con i docenti presenti.

Alla fine, il frutto più significativo non è stato soltanto ciò che i ragazzi hanno visto, ma il modo in cui hanno imparato a guardare. Per alcuni, questa esperienza è stata anche un’occasione per riconoscere con maggiore chiarezza il proprio desiderio e orientare la propria curiosità e aspirazione, “quello che abbiamo creato vogliamo portarlo ora anche in classe, essere più sinceri tra di noi senza dover mettere troppe maschere”.

Più che una semplice uscita didattica, Parigi è stata per tutti un incontro vivo con la bellezza, il lavoro e la possibilità di conoscere meglio sé stessi guardando la realtà. “Prima di partire non ero sicura di voler continuare a studiare e lavorare in questo ambito, ora ho capito che il design degli arredi è ciò che voglio fare in futuro”.

È stato un “incontro”, dice uno studente. “Incontro con la città, con l’arte, con il lavoro. Ma soprattutto con sé stessi e con gli altri”.

E questo è qualcosa che rimane come occasione per crescere.

Il viaggio si è svolto nell’ambito del progetto “Tessere Legami”, sostenuto dal Fondo di Beneficenza ed opere di carattere sociale e culturale di Intesa Sanpaolo.

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