Chi siamo

Un insieme di persone, famiglie, educatori, professionisti e volontari che condividono un impegno

Rassegna stampa

Dicono di noi: articoli, interviste e approfondimenti
La forza di un’idea che continua a generare cambiamento
Percorsi costruiti intorno alla persona
I nostri bilanci sociali e i documenti relativi ai contributi pubblici
Tutti i contenuti scaricabili e le nostre pubblicazioni
Scopri i luoghi di Cometa
Trova il tuo posto in Cometa

Cosa facciamo

Cometa è uno spazio per crescere, scoprire il proprio talento e costruire il proprio futuro

Il nostro impegno verso bambini, ragazzi e famiglie
Imparare facendo, crescere insieme
Il lavoro come possibilità, scoperta, costruzione di sé

Le esperienze di Matilde: tasselli di un mosaico per comporre la professionista di domani

3 minuti di lettura

Ci sono percorsi che non si capiscono guardando un solo momento: vanno letti come un mosaico, tessera dopo tessera. Matilde, studentessa del terzo anno di Sala Bar alla scuola Oliver Twist di Cometa, lo racconta bene: ogni esperienza aggiunge un pezzo, ogni prova lascia qualcosa che poi si ritrova quando arriva il momento di “fare per davvero”.

Negli ultimi mesi anche per lei c’è stato un tassello in più: “Shine Through Service”, il progetto realizzato con il sostegno di Brightstar che ha arricchito la formazione di Sala Bar e Ristorazione con nuove azioni per favorire l’occupabilità dei giovani studenti. Per 90 studenti tra i 15 e i 18 anni significa percorsi personalizzati, accompagnamento di insegnanti e tutor e soprattutto formazione pratica in assetto lavorativo tesa a completare le competenze acquisite soprattutto dopo aver individuate i punti di difficoltà. La pratica si svolge anche in tre laboratori tecnico-pratici – bar didattico, ristorante didattico e cucina – coordinati dal professor Marco Morosini, che con i ragazzi amplia il ventaglio di pratiche e tecniche di servizio, dalle cose più semplici fino al servizio al tavolo, lavorando su tecnica, responsabilità e autonomia.

Matilde arriva a Cometa con un sogno diverso: diventare wedding planner. L’interesse per il settore, però, nasce presto. “I migliori amici dei miei genitori avevano un bar”, racconta. E quando sceglie la scuola, lo fa anche per un motivo molto concreto: “È un ambiente tranquillo e dà la possibilità di fare tanto a livello pratico: sono più portata per questo che per le attività che richiedono solamente l’uso della testa”. Qui la teoria non sparisce, ma trova subito un banco di prova: quello del lavoro impostato come reale, dove ogni gesto conta e anche ciò che sembra facile richiede attenzione.

Il primo impatto con l’esterno arriva alla Pasticceria Martesana di Como, un luogo molto frequentato anche dai turisti. Matilde si trova catapultata in un contesto nuovo e veloce, e deve mettere in pratica quello che ha imparato tra lezioni, esercitazioni e laboratori. “Puoi conoscere la teoria, ma poi la pratica è diversa”, dice. A sorprenderla è la fiducia: “Da subito si fidavano di me, dandomi tanta responsabilità”. È una responsabilità che la mette alla prova anche con la lingua, tra clienti e richieste che non sempre arrivano “come da manuale”.

Poi arriva un’altra tessera fondamentale: il Crotto del Sergente. “Era la mia prima esperienza di sala”, racconta. All’inizio è difficile: cose nuove, ritmo diverso, adulti con modi di lavorare e aspettative differenti. Ma è proprio qui che Matilde sente di crescere. Con il tempo, dice, migliora “a livello tecnico”, sviluppa empatia per rapportarsi con tipologie diverse di cliente e scopre che le piace il contatto con la gente. E insieme arriva un’altra competenza, meno visibile ma decisiva: la pazienza. “In un ambiente lavorativo con tanti adulti, con interessi diversi, non è stato facile ambientarmi, ma ho capito che dovevo dare il massimo lo stesso”.

In queste transizioni, a fare da ponte c’è anche il tutor che, insieme al riferimento aziendale, “ha mediato e fatto da punto di riferimento affinché le cose andassero nel migliore dei modi”. È un dettaglio che racconta bene cosa significa accompagnare: non togliere la fatica, ma renderla attraversabile e trasformarla in crescita.

E come ogni mosaico, anche quello di Matilde ha tessere che vengono da lontano: un’esperienza in Kenya, dove racconta di aver visto “l’Africa vera”, tra orfanotrofi e scuole, e due settimane a Dublino in una casa famiglia, vissute come occasioni di maturazione personale. A scuola, invece, oltre a diversi approfondimenti all’interno del Progetto c’è stato anche un corso di enologia che “mi è piaciuto tantissimo” e le ha aperto una nuova passione, al punto da farle ripensare a cosa farà da grande.

Il prossimo pezzo, ora, è mettere insieme tutto: finire la scuola, prendere il diploma e poi iscriversi allo Iath. Il mosaico non è ancora completo, ed è proprio questa la notizia: Matilde sta diventando, esperienza dopo esperienza, la professionista di domani.

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Iscriviti alla nostra newsletter

Ricevi aggiornamenti, iniziative e racconti dal mondo Cometa






Inactive

Cerca