La collaborazione tra Cometa e Brightstar – che dal 2019 accompagna gli studenti della Scuola Oliver Twist nel passaggio dalla formazione al mondo del lavoro – si arricchisce di un nuovo importante tassello grazie a “Shine Through Service”. Uniti dalla volontà di innovare e migliorare costantemente la formazione dei futuri professionisti del settore Ristorazione e Sala bar, hanno messo in atto, negli ultimi mesi, un ulteriore progetto che ha arricchito il percorso formativo con nuove azioni per favorire l’occupabilità di giovani con fragilità pedagogiche e personali e/o provenienti da contesti di svantaggio socioeconomico attraverso un modello educativo e formativo inclusivo e d’eccellenza che ha potuto offrire opportunità di crescita personale e professionale. A beneficiarne sono stati 90 studenti tra i 15 e i 18 anni del settore di Ristorazione e Sala Bar della scuola Oliver Twist, accompagnati nell’apprendimento attraverso percorsi personalizzati, da integrare alle attività didattiche.
Alla Oliver Twist, infatti, ogni studente è unico. Insegnanti e tutor lavorano insieme ad ognuno di loro per costruire il percorso più adatto a lui, dandogli la possibilità di scoprire e coltivare passioni e talenti facendo in prima persona e imparando dall’esperienza. Proprio in questo senso sono andate le innovazioni portate dal progetto “Shine Through Service”. I ragazzi sono stati accompagnati all’apprendimento con un approccio che integra saper fare e saper essere, in un ambiente dinamico e orientato alla realtà professionale. Gli allievi hanno avuto l’opportunità di cimentarsi in una formazione pratica in assetto lavorativo, che ha permesso di sviluppare nuove competenze direttamente sul campo. L’approccio didattico si è realizzato attraverso l’allestimento di tre laboratori tecnico-pratici: bar didattico, ristorante didattico e cucina. Dando agli studenti la possibilità di affinare le proprie competenze e ottenere risultati eccellenti attraverso un ambiente inclusivo e motivante in cui sviluppare appieno le proprie capacità.
Non si è trattato, però, solo di fornire opportunità, ma anche di accompagnare ciascuno studente all’interno del percorso, grazie alla presenza di insegnanti e tutor, pronti a supportare i ragazzi e a costruire con loro il cammino di crescita. Un’azione che non ha solo l’obiettivo di garantire il loro successo scolastico, ma di supportarli nella creazione di una solida base su cui costruire il proprio futuro, rafforzando la loro autostima e il senso di appartenenza a un contesto educativo che li accoglie e li valorizza. Un aspetto fondamentale per qualsiasi allievo e in particolare per quelli più vulnerabili, che vengono così aiutati a superare le difficoltà e a fare emergere le proprie potenzialità.
A curare e coordinare i nuovi laboratori è stato il professor Marco Morosini. Con i ragazzi, ha lavorato per dare loro un ventaglio sempre più ricco di pratiche e tecniche di servizio, partendo dalle cose più semplici per i più giovani, fino ad arrivare al servizio al tavolo per gli studenti dell’ultimo anno. Tra queste anche tecniche non più così note, in un’epoca in cui sul posto di lavoro si forma sempre meno. L’obiettivo, però, è quello di preparare i futuri professionisti a qualsiasi ambiente lavorativo.
“Cerco di far capire ai ragazzi che loro sono quel qualcosa che può far tornare il cliente, anche quando qualcosa non va per il verso giusto – racconta il prof Morosini – Da un lato, quindi, lavoriamo sulla parte tecnica, dall’altro sulla personalità, cercando di renderli partecipi dell’esperienza del cliente al ristorante. I ragazzi rispondono bene: sono curiosi, hanno l’adrenalina di fare cose nuove ogni giorno e di mettersi in gioco, di imparare le piccole cose del mestiere, dal servizio alle tecniche di vendita. Li prepariamo a ciò che troveranno fuori, provando a dare loro sempre più autonomia, facendoli ragionare con la propria testa e sbagliare, per poi eventualmente correggerli”.
Un apprendimento che dunque passa attraverso il fare e lo sbagliare, per poi arrivare pronti all’inserimento nel mondo del lavoro, e che sta piacendo, nella sua modalità, anche agli stessi studenti. Ed è quello che hanno raccontato i ragazzi.

Matilde: “fare per davvero”
“La teoria è importante, ma poi la pratica è diversa. Penso che fare formazione in assetto lavorativo sia molto importante. A scuola, già dall’inizio del nostro percorso, impariamo a servire e facciamo esperienze che poi servono ad arrivare pronti al mondo del lavoro. Fare per davvero mi ha aiutato a capire che mi piace il contatto con il cliente e mi ha messa alla prova a livello di responsabilità, oltre che farmi migliorare a livello tecnico. Ho iniziato il percorso scolastico con il sogno di fare la wedding planner, ma tra le tante opportunità che mi ha dato Cometa, ho fatto un corso di enologia che mi ha fatto scoprire una nuova passione. Dopo gli studi vorrei prendere il diploma e poi frequentare lo Iath. Mi interesserebbe anche l’ambito della cucina gourmet”.

Angad: “la relazione è tutto”
“La formazione a scuola mi è stata molto utile. Ci sono delle mansioni che sembrano semplici, ma in realtà non lo sono. La teoria è utile, ma fare le cose a livello pratico ti fa capire davvero come lavorare. Possiamo dire che la scuola prepara, ma poi il lavoro è un’altra lezione. Ora mi sento più capace di fare le cose, come ad esempio a gestire i rapporti con il cliente. Ho sempre cercato di farcela da solo, ma il tutor mi ha sempre supportato: qui è essenziale, aiuta tanto. In futuro mi piacerebbe aprire una mia attività o lavorare nei migliori ristoranti, anche se ho scelto questo percorso soprattutto perché mi piace la relazione, anche tra colleghi. Mi sono dato degli obiettivi che sto pian piano raggiungendo: il successo non è il punto di arrivo, ma tutto il percorso verso lo scopo”.

Luna: “conoscere sé stessi”
“Volevo fare scienze umane, ma poi non è andata bene. Poi ho trovato Cometa, ho fatto prima il liceo del lavoro e ora sto facendo sala bar. Lavorare per davvero mi ha permesso di conoscere me stessa e le mie difficoltà, soprattutto nel rapporto con l’altro e in particolare con il cliente. Ero molto chiusa, all’inizio, ma mettermi in gioco con continuità mi ha aiutato. Devo dire grazie anche alla mia tutor, la mia salvezza, con cui c’è sempre un confronto continuo. Mi lascia fare, ma è sempre dietro di me per un aiuto o uno sprono. È la mia mamma in Cometa. La formazione in assetto lavorativo è davvero importante, perché sui libri impari cose tecniche, ma è facendo che capisci cosa fa per te. Non mi aspettavo di arrivare in quarta e pensare che ciò che sto facendo mi piace davvero. Anche se non so se sarà il lavoro della mia vita. Magari, la consapevolezza presa qui, potrà aiutarmi anche a realizzare il mio sogno di fare la maestra d’asilo”.